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Barbaresco

Barbaresco


Barbaresco è un Comune delle Langhe con circa 650 abitanti, che si trova a 274 metri sul livello del mare.
Fa parte del territorio collinare denominato Langhe, noto in tutto il mondo per la produzione di prestigiosi vini e le specialità gastronomiche come il tartufo bianco d'Alba.
Dal punto di vista amministrativo fa parte della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo e dell'Unione dei Comuni “Sei in Langa”, che comprende anche Treiso, Neive, Neviglie, Mango, Camo e Castiglione Tinella. Si trova a 8 chilometri da Alba e si raggiunge per la “via dei Bricchi”, percorrendo antichi tratti della strada romana o della valle del tanaro.
Oggi il visitatore può ammirare oltre alla bellezza del sito dal punto di vista architettonico (con in testa la torre medievale, vero e proprio simbolo del Comune) la grande estensione di vigneti che abbraccia lo sguardo intorno a Barbaresco.
L'economia è essenzialmente agricola e turistica. Oggi gli abitanti godono di diffuso benessere grazie soprattutto alla produzione dell'omonimo vino, che nasce dal vitigno Nebbiolo invecchiato di tre anni.
Noto in tutto il mondo, il Barbaresco è, anche indirettamente, la voce principale dell'economia locale.
Infatti anche il settore turistico si è fortemente sviluppato grazie al prestigioso vino: visitatori da tutto il mondo si recano nel piccolo comune per gustare sul posto le specialità enologiche e non solo.
Si possono trovare inoltre numerosi locali di ristorazione di riconosciuta fama, in virtù dell'assegnazione della “Stella Michelin”.

STORIA

Il territorio di Barbaresco venne abitato fin dall'epoca preistorica. In quel periodo le belle e fertili colline del nostro Comune erano coperte da fitti boschi con qualche raro spazio verde lungo le sponde del fiume Tanaro e vi dimoravano le popolazioni barbare del Liguri Stazielli.
Si trattava di popolazioni, rudi e forti, i Liguri avevano una foresta sacra che avevano dedicato ad una divinità denominata in celtico “Martiningen” che rappresentava la forza. Con l'arrivo dei Romani quest'area è stata dedicata al dio della guerra Marte.
Vi crescevano querce gigantesche, simbolo di forza e resistenza, circondate da sorgenti di acqua salata oggi ancora esistenti.
I primi nuclei organizzati della zona sono probabilmente dei Liguri che all'interno di zone boschive si rifugiavano per sfuggire alla colonizzazione romana che ebbe grande slancio sotto l'impero di Augusto.
Il nome Barbaresco, deriva infatti dal termine “Barbarica silva”. Il primo insediamento romano è denominato “Villa Martis”, che può essere ritenuta il primo nucleo abitato di questa zona, al cui interno era presente una “taberna” ovvero una fornace di laterizi.
Non a caso a inizio del XX secolo, durante lo scavo di fossi per le viti furono ritrovate alcuni tegoloni romani. E' molto probabile che la presenza di questa “taberna” e la realizzazione della strada romana attraverso la Valle della Martinenga, che sviluppò i traffici con la vicinissima Alba Pompeia segnarono la fine della Barbarica sylva.
Ben presto la foresta fece posto alle colture collinari. Oggi in alcuni termini dialettali come “bric”, che indica un'altura collinare, si possono trovare tracce dell'antica lingua celtica.
Con la caduta dell'Impero romano le Langhe divennero terra di conquista prima per i Longobardi e successivamente per i Franchi. Ci sono testimonianze che attestano che la Langa meridionale, fra la fine del IX e il X secolo venne sconvolta ripetutamente dalle razzie dei Saraceni che sbarcavano in Liguria. La diocesi di Alba venne talmente impoverita da essere assimilata dal 985 al 992, per ordine del Papa Giovanni XIII a quella di Asti. Al tempo il territorio era sotto il controllo politico di Roggero, che doveva affrontare gli avversari Arduino, Aleramo e Oberto.
Il paese fortificato, come lo conosciamo adesso è originario del medioevo, periodo in cui venne realizzata la torre e il castello. Barbaresco era un borgo fortificato e a quell'epoca risale il motto che campeggia nello stemma comunale “De Barbarisco turris et Arx”. Si sviluppò quello che viene definito “ricetto piemontese” ovvero un'area fortificata all'interno della quale si rifugiava la popolazione in occasione di pericoli esterni.
Nel periodo medievale il territorio di Barbaresco venne conteso fra le città rivali Asti e Alba. Nel corso dei secoli Barbaresco è stata, come tutto il territorio langarolo contesa fra vari signori, nell'ambito delle guerre che hanno portato i territori piemontesi sotto diversi potentati, fino all'affermazione definitiva dei Savoia.
Anche il paese langarolo alla fine del XVIII secolo venne scosso dai venti della rivoluzione francese e il 31 dicembre del 1798 venne creata la Municipalità di Barbaresco. La vita del paese è stata presto influenzata notevolmente dalla coltura della vite, la produzione di vino è sempre stata importante per Barbaresco.
L'economia fra il XIX e il XX secolo è stata prettamente agricola
, conoscendo un grande sviluppo negli ultimi decenni del '900. Infatti nel secondo dopoguerra il territorio di Barbaresco e delle Langhe non godeva di grande ricchezza. Nel 1957 attraverso un referendum, gli abitanti di Treiso, allora frazione, votarono l'indipendenza da Barbaresco e la costituzione di un Comune indipendente

MONUMENTI

LA Torre rappresenta il simbolo vero e proprio di Barbaresco e dalla sua sommità è possibile scorgere tutti i paese circostanti, il corso del fiume Tanaro, Alba, fino a Cherasco da un lato, la lontana Asti dall’altra il tutto racchiuso da un magnifico anfiteatro naturale costituito dalla catena montuosa delle Alpi.

Costruita alla fine dell'XI non si conosce, in base agli studi attuali, la storia precisa relativa alla sua edificazione. faceva parte di un complesso sistema di fortificazioni e di un castello più antico dell’attuale, tracce di tali opere si possono ammirare in una scultura presente all’interno del coro ligneo all’interno della cattedrale di Alba. Probabilmente l'edificio appartiene a un sistema di torri di avvistamento che si sono sviluppate lungo il fiume Tanaro sul territorio delle città fra Asti e Alba, patrimonio bellico del Ducato del Monferrato.

A base quadrata è realizzata in opera di laterizio, sorge su un basamento di pietra arenaria e arrivo fino all'altezza di 30 metri. In cima persistono ancora resti dei merli che formavano al tempo della realizzazione una corona. E' probabile che non sia stata realizzata solo da operai e tecnici locali, in virtù della regolarità e perfezione dell'edificio, che fa pensare all'alta professionalità dei realizzatori.

La parte inferiore fino a poco meno di due metri rappresenta una specie di pozzo centrale, con pareti piuttosto spesse. Più in alto si trovano due vani successivi coperti da una volta a botte, che sono già stati restaurati in passato. La torre è ripiena di terra fino a metà e si raggiunge l'entrata attraverso una scala a pioli dalla parte del fiume Tanaro. Dal 1985 è di proprietà del Comune e ha subito diverse opere di restauro.

Il Castello
La sua costruzione risale al secolo XVIII ad opera dei conti Galleani; l’edificio caratterizzato dalla sua mole imponente ha subito nel corso degli anni numerosi rifacimenti.

Dotato originariamente di bellissimi giardini e di un ampio parco, di ampi saloni, di porticati e soprattutto di cantine sotterranee di grande valore, è stato la sede della Cantina Sociale del Barbaresco voluta e realizzata dal Professor Domizio Cavazza, considerato il padre del vino Barbaresco.

In seguito l'edificio è stato utilizzato come opificio per la produzione di grappe, ora il maniero ed in particolare l’altrettanto nobile parte interrata, è venuto in possesso della prestigiosa azienda vitivinicola Gaja, e dopo una radicale ristrutturazione, è tornato alla destinazione originaria.

Il Porto
Per le giovani generazioni è soltanto un ricordo del passato, ma prima della costruzione del ponte sul Tanaro nel territorio di Neive, si poteva attraversare il fiume unicamente con un traghetto.

Era la via più breve per poter raggiungere l’altra sponda e con poche lire il “portnè” (traghettatore) trasportava persone, animali ed automezzi dalla una sponda all’altra; va precisato che quando a Barbaresco la coltura della vite non era ancora così sviluppata i terreni migliori per la semina e per l’orto con sistema intensivo erano i terreni pianeggianti al di là del fiume, che ogni famiglia del posto possedeva, questo sicuramente contribuisce a giustificare l’importanza del traghetto.

Enoteca del Barbaresco
L’inaugurazione dell'Enoteca regionale del Barbaresco nella chiesa di San Donato, vera e propria “cattedrale del vino” è stata nel 1986, ora è un punto di riferimento per i numerosi turisti che qui possono trovare oltre alle bottiglie, rigorosamente di Barbaresco, di circa un centinaio di produttori i i consigli e le informazioni di cui hanno bisogno per scoprire il patrimonio enologico del territorio.

Sono rappresentate oltre 120 etichette che costituiscono il 90% dell'intera produzione vinicola locale.

L'Enoteca è nata da un'iniziativa della Regione Piemonte per soddisfare due esigenze: da un lato il recupero di edifici storici e preziosi dl territorio, dall'altro l'esigenza di diffondere la cultura del vino e valorizzare al massimo le donominazioni doc e docg esistenti.

L'enoteca ha trovato casa nella piccola chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale del paese, che venne acquistata dalla curia, in quanto allora già in disuso.

L'Enoteca rappresenta un importante punto di collegamento fra i turisti e le cantine aderenti. Infatti spesso si tratta di aziende agricole di piccole dimensioni che non hanno la possibilità di spendere troppo tempo nella promozione e nella visibilità.

A questo scopo l'Enoteca organizza ogni anno eventi promozionale di grande prestigio dedicati agli appassionati del Barbaresco, come le cene in primavera denominate: “Barbaresco a tavola”, oppure la grande manifestazione nata per la prima volta nell'autunno del 2007 “Piacere Barbaresco”.

Attualmente il presidente della struttura è il Dottor. Giancarlo MONTALDO che dopo due legislature come sindaco del Comune è tornato nuovamente a questa carica sostituendo il Dottor. Aldo VACCA.

La meridiana
 A partire dal giugno del 1999 Barbaresco dispone di una grande meridiana ben visibile nella piazza centrale. E' stata realizzata dallo gnomista Lucio Maria Morra.

La decorazione muraria celebra la coltivazione della vite e la produzione vinicola attraverso dodici illustrazioni tratte dall'incunabolo “Ruralia Commoda” di Pietro de' Crescenzi, un antico trattato di agricoltura. Su di essa campeggia un'iscrizione latina che recita “Da laborem dabo fructus” (Dà il lavoro, darò i frutti).

Nel quadrante in basso si può ammirare lo stemma del Comune. Si tratta di una meridiana completa e complessa, che ogni visitatore può ammirare nel dettaglio viste le grandi dimensioni.

Sono indicate tre funzioni gnomistiche: il calendario stagionale, l'orologio a ore vere del fuso e la meridiana universale. Sovrapposti alla raggiera delle linee che indicano le ore si possono trovare quaranta nomi di città che corrispondono ad altrettanti meridiani celesti. Si va da Lhasa, capitale del Tibet a Lima, in Cile, Barbaresco è al centro.

Quando l'ombra dello stilo passa sul nome di una città significa che in quel momento il quel luogo è mezzogiorno. A Barbaresco questo si verifica all'incirca alle 12.30.